La cattedrale intitolata a Santa Maria Assunta riflette una storia millenaria, testimoniata dai suoi molteplici restauri e rifacimenti intervenuti nel corso dei secoli. Mirabile espressione di questo complesso pluristratificato è il grandioso piano pavimentale decorato a mosaici policromi, esteso per oltre 800 mq., che è possibile ammirare attraverso apposite finestrature disposte sulla pavimentazione moderna della chiesa.
La semplice facciata in paramento laterizio, risale alla riedificazione in epoca medievale (1282-1312), conservando l’impianto della basilica di età romanica, con il rosone e gli spioventi successivamente tamponanti con l’innalzamento delle navate laterali nel XIX secolo. Il portale a sesto acuto, fiancheggiato da due lesene in pietra calcarea, è caratterizzato da una leggera strombatura e dalla presenza di una cornice trilobata. Ai lati, vi sono due leoni stilofori databili all’XI-XII secolo che, probabilmente, sorreggevano un tempo le colonne di un pulpito.
Le fasi più antiche di questo edificio sono testimoniate dalla sopravvivenza dei due splendidi pavimenti a mosaico che si trovano, rispetto all’attuale piano, ad una quota di circa -1.40 m. per la fase bizantina (metà VI secolo d.C.) e -2.10 m. per la fase tardoantica (inizio V secolo d.C.).
La riscoperta seppur parziale delle pavimentazioni antiche, risale agli inizi del XVII secolo quando, in occasione dello scavo di alcune sepolture nella chiesa, riemergono porzioni musive interrate. Nel corso del secolo successivo, fu l’erudito Annibale degli Abbati Olivieri a dettagliare notizie sul rinvenimento di altri mosaici all’interno della chiesa e nell’area del sagrato. A partire dal 1851, grazie ai sondaggi realizzati per accertare lo stato delle fondamenta, venne appurata con certezza la presenza dei due piani pavimentali. In tale epoca l’architetto fermano Giovan Battista Carducci fu incaricato di ristrutturare l’edificio; durante i lavori fu messa in luce larga parte della superficie superiore. Nel 1990 infine, iniziarono ulteriori indagini nelle porzioni non esplorate dal Carducci. I lavori evidenziarono un complesso decorativo di eccezionale estensione che interessava tutte e tre le navate della chiesa. L’impianto originale è databile alla seconda metà del VI secolo d.C., sulla base di alcune iscrizioni dedicatorie che celebrano l’intervento di Iohannis, stratega di rango consolare nell’epoca di Giustiniano, a cui viene attribuita la ricostruzione della cattedrale. Nel corso del tempo, il pavimento fu sottoposto a parziali rifacimenti particolarmente intensi soprattutto tra l’XI e XIII secolo. All’interno delle partizioni modulari geometriche caratterizzate dal raffinato linguaggio iconico di epoca bizantina (pavoni, pesci, croci uncinate, nodi salomonici), affiorano nuovi modelli iconografici, ispirati ai compendi medievali quali i Bestiari e il Liber Monstruorum (Lamie, Sirena bicaudata, Centauri, Grifone, Basilisco). Sul piano pavimentale superiore si coesistono più vocabolari espressivi, ognuno dei quali riflette espressioni culturali e simboliche della propria epoca: una sintesi preziosa ed emblematica che documenta la stratificazione della storia sociale e religiosa di Pesaro dal VI al XIII secolo.
Il livello musivo inferiore, posto a -70 cm. di distanza, è pertinente ad un primo edificio di culto paleocristiano con annesso battistero ottagonale (inizio V sec. d.C.). Attraverso saggi mirati, sono state messe in luce considerevoli porzioni tra cui, la maggiore, perpendicolarmente alla navata centrale, ha confermato la perfetta corrispondenza dello schema e la sovrapposizione dei due edifici. Tra il 2004 e il 2005, lo scavo archeologico condotto nel sagrato della cattedrale, ha permesso inoltre di accertare la presenza di un quadriportico con cortile centrale aperto, anch’esso ornato da una pavimentazione a mosaico, con decorazioni geometrico-aniconiche.
I mosaici della cattedrale