Palazzo Lazzarini sorge in uno dei luoghi più significativi del centro storico cittadino, lungo via Rossini e di fronte alla millenaria Cattedrale di S. Maria Assunta di Pesaro.
L’impianto architettonico è in gran parte riconducibile all’intervento ricostruttivo iniziato sotto l’episcopato di Rocco Maria Barsanti (?1707-Pesaro 1784) e terminato durante il ministero di Giuseppe Maria Luvini (Lugano 1725 – Pesaro 1790). La sua origine è in realtà molto più antica; si riferisce alla prima creazione del Seminario con il vescovo Giulio Simonetta che lo istituì, verso il 1563, presso alcuni locali della Cattedrale. Nel 1607 fu spostato fisicamente nella sua attuale sede, sotto il vescovo pesarese Cesare Benedetti, che lasciò in dote 400 scudi per il suo mantenimento.
Sul finire del 1700, essendo il fabbricato non più agibile, il vescovo Barsanti incaricò Gian Andrea Lazzarini (Pesaro 1710-1801), pittore e architetto pesarese, di studiare un progetto per la sua ricostruzione. I lavori furono successivamente terminati dall’architetto pontificio Giovanni Antinori (Camerino 1734-Roma 1792).
Sulla base di testimonianze grafiche del periodo, si nota come la nuova “fabbrica” settecentesca avesse inglobato i modesti fabbricati adiacenti, venendo di fatto a costituirsi come un'«isola» urbanistica delimitata su tre lati da via del Duomo (via Rossini), via dei Magazzini (via dell'Abbondanza) e lo stretto vicolo detto "avanti il SS. Sacramento” (via del Seminario).
L’impronta architettonica del suo progettista si fa evidente nel prospetto, con l’imponente portale sormontato da un timpano decorato con volute, festoni vegetali e lampade sacre e nel retrostante atrio monumentale, che introduce verso la spaziosa corte del palazzo. Negli spazi interni di rappresentanza, vestibolo e scalone, è possibile cogliere la cifra stilistica del Lazzarini, improntata ad un linguaggio architettonico più severo e razionale, rispetto ai precedenti di Palazzo Olivieri-Macchirelli, (1749 ca.) e Palazzo Mazzolari-Mosca (post 1760).
Gli interni del palazzo sono privi di apparati pittorici e decorativi di rilievo, fatta eccezione per il salone centrale del piano nobile dove spiccano due busti, rappresentanti il vescovo Luvini, e del papa Pio VI, pontefice regnante alla data di conclusione dei lavori (1788-90).
Tra il 1859 e il 1867 l'immobile fu occupato dalle truppe piemontesi e adibito a caserma, registrando notevoli danni. Nel 1905, sotto il governo di Paolo Tei, il fabbricato fu oggetto di un restauro radicale, con l’inserimento di sovrastrutture nell'ingresso principale. Nel 1919, il vescovo Bonaventura Porta fece trasferire la Cappella sacra nel palazzo. Con la progressiva perdita della sua funzione originaria nel secolo scorso, gli spazi interni furono riconvertiti, ospitando tra l’altro le principali realtà diocesane (Azione Cattolica, Focolari, Ufficio Missionario, Agesci-Scout, Rinnovamento dello Spirito, Comunione e Liberazione); l’Ufficio Beni culturali, a coordinamento del Museo e la sede del giornale “Il Nuovo Amico”, storica voce della stampa cattolica locale.
Oggi Palazzo Lazzarini, è il risultato di una significativa opera di recupero conservativo e funzionale, con il restauro degli spazi nobili, della corte e dell’atrio monumentale; impronta storica di un passato che torna a vivere per la città.